Quando leggerete questo post, mi troverò seduta nella sala d’attesa dell’ufficio Immigrazione del municipio Plaza. In mezzo alle uniformi militari, il mio passaporto attende un permesso per viaggiare che mi è già stato negato in due occasioni. Nel corso dell’ultimo anno, gli ubbidienti soldati che si dedicano a limitare la nostra libertà di movimento non mi hanno permesso di aderire a inviti internazionali. Nei loro archivi, accanto al mio nome, deve esserci un marchio che mi condanna al confinamento insulare. La logica possessiva di questo Stato - papà reputa normale che io, come punizione per essere redattrice di un blog, come tirata di orecchie per essermi creduta una persona libera, non riceva la “carta bianca” (1).

In questo venerdì di burocrazia e attesa, la cosa che meno desidero è che venga qualcuno a darmi una pacca sulla spalla e dica: “Ci siamo sbagliato con te, adesso sei libera di uscire”. Non credo che rettificheranno “l’errore” di impedirmi di viaggiare e non nutro la minima speranza di salire sull’aereo il 29 marzo. Attenderò una risposta scritta nel grande ufficio tra 17 e K soltanto per due motivi: importunarli con la mia testardaggine e reclamare i miei diritti. Voglio esibire il documento vistato che mi consente l’ingresso in molte parti del mondo, mentre loro frenano la mia possibilità di movimento. Me ne starò là, sicura che un giorno tutto questo meccanismo per ottenere profitti e produrre fedeltà ideologica - in questo si è trasformato il permesso di uscita - non esisterà più.

Vi confesso che non voglio che mi concedano di viaggiare come se fosse un regalo, preferisco fantasticare che - oggi stesso -  mentre attendo il terzo no, qualcuno venga fuori per annunciare che una così ingiusta regolamentazione è stata abolita. Presumo che uscirò da Cuba quando tutti potranno farlo liberamente, ma nel frattempo, continuerò ad assediarli con le mie pretese, i miei post e le mie domande.

Pubblico qui il modulo che ho dovuto compilare per richiedere il permesso di uscita: Pagina 1 (http://desdecuba.com/generaciony/wp-content/uploads/2009/03/planillita1.jpg)  e Pagina 2 (http://desdecuba.com/generaciony/wp-content/uploads/2009/03/planillita2.jpg).

 

Traduzione di Gordiano Lupi

www.infol.it/lupi

 

Nota del traduttore:

(1) La tarjeta o carta blanca è il nome del documento che la burocrazia cubana rilascia a chi viene autorizzato a uscire temporaneamente dal Paese. Yoani è stata invitata in Italia, in occasione del Salone del Libro di Torino, per presentare il suo libro in uscita ad aprile: Cuba libre – Scrivere oggi a Cuba (Traduzione di Gordiano Lupi – Editore Rizzoli). 

32 Respuestas a “Il trituratore”
  1. Yoani mi ha inviato un SMS adesso per dire queste parole:
    “Me negaron por la tercera vez el permiso para viajar. Lo mio parece ser un encierro insular ad infinitum. Abrazos, Yoani”.
    “Mi hanno negato per la terza volta il permesso di viaggiare. La mia sembra essere una prigionia insulare che non avrà fine. Abbracci, Yoani”.
    La notizia si commenta da sola.
    Meditiamo.

    Gordiano Lupi
    http://www.infol.it/lupi

  2. giuseppe dice:


    “..quando tutti potranno farlo liberamente” sposta il piano di discussione dalla ‘persecuzione’ personale alla critica di una eccezzione (le leggi sulla migrazione ed in generale sui movimenti anche interni) che sappiamo dipendere nella sua persistenza tanto dal Blocco quanto dalla resistenza a questo.
    Cuba non può decidere unilateralmente modifiche se non cambiano le condizioni internazionali, potrebbero giusto fare un “regalo” a Yoani, ma credo che lei rifiuterebbe, ovviamente.
    Liberiamo Cuba dai ferri che la costringono, togliamo la gabbia che l’imprigiona, questa gabbia anacronistica si chiama “Blocco”, ne prevede l’isolamento mentre mai come ora Cuba è coinvolta nella Primavera Latinamericana…

    g,

  3. Leonardo Mesa dice:

    D’accordo con Giuseppe.
    In più, forse se Yoani la smettessi di tergiversare e mentire abbevero più stima di lei. È la storia del cerchio e la palma: fuori l’invitano perché mente, tergiversa e SEMPRE parla male; dentro la bloccano per la stessa ragione. Uguale!
    Poi, il sms PROVA che quando Yoani vuole fare arrivare le sue notizie, lo fa il fretta. Li suggerisco essere così spedita di tranquillizzare a quei che si preoccupano sinceramente della sua incolumità quando sparisce, quando è off line.

  4. Leonardo Mesa dice:

    Ho un dubbio, la foto che accompagna il post si riferisce al modo nel quale Yoani dice di avere distrutto il suo passaporto dopo tornare dalla Svizzera?

  5. No, Yoani non mente, su questo posso dare conferma per la mia esperienza e per le mie conoscenze cubane. Yoani esprime la sua opinione. Non la lasciano uscire perchè temono la reazione del mondo alle sue parole. Sbagliano comunque perchè ne faranno un simbolo di libertà. Non è vietando la libera circolazione delle idee che cambieranno in meglio Cuba. Il futuro di un popolo sta tutto nella quota di libertà che potrà conquistare.

    Lupi

  6. giuseppe dice:


    ma nn mi sembra quello il motivo del rifiuto, la parte del mondo interessata alla sua vicenda spinta da diversi motivi è gia a conoscenza e già re-agisce o meno…
    Forse dipende dal precedente che creerebbe, in un momento in cui nn si ritiene prioritaria la discussione su questa questione, un progressivo aumento di richieste mettendo in crisi un apparato consolidato nell’abitudine che, impreparato ad una riforma, rischierebbe di venirne travolto.
    Credo che sia un errore di tattica non preparate pur unilateralmente le condizioni prossime venture con almeno una vasta discussione tematica interna allargata quanto più possibile a tutte le componenti magari critiche ma collaborative; una discussione critica che , a mio avviso, dovrebbe riguardare man mano le tematiche legate alle riforme consentite dall’eventuale rimozione definitiva del Blocco, ineludibili a quel punto ma che rischiano di coglier la Politica impreparata.
    Vale come sempre il saggio ed ottimista pensiero che la gente, la società, vada più veloce della Politica ma che questa deve saper interpretare e gestire il movimento…e di “movimento” si sta parlando.

    g,

  7. giuseppe dice:


    eppure la discussione sulle migrazioni e i movimenti delle masse e delle persone dovrebbe esser all’ordine del giorno nella dialetica materialista, la metropoli e le campagne, le relazioni culturali e sociali, e l’evoluzione di queste…

    g,

  8. Leonardo Mesa dice:

    Lupi, d’accordo di nuovo. Le negative di uscita e rientro a Yoani non è che aiutano a nessuno. Anche io sono in disaccordo con il divieto, però questa mia condanna non mi impedisce da vedere che il problema va oltre. Oltre Yoani. È inserito in un tira e molla che si protrae da 50 anni, con responsabilità da tutte le parti.
    Yoani è tornata a Cuba e ha strappato il suo passaporto, niente di criticabile: avrei fatto lo stesso per sorpassare delle disposizioni discutibili. Il problema è che si è vantata, senza motivo di farlo, nonostante li abbiano avvertito che «non uscirebbe più del paese». Così ha detto lei. Andando per parti, non sono d’accordo e condanno, però Yoani non può dimenticare di essere stata avvertita del fatto. Non può presentarlo come una novità; può presentarlo come un diritto che li viene negato, esso sì.
    Non giustifico la negativa; nonostante, sostengo che Yoani spesso tergiversa, manipola, omette e, quel che è peggio, mente. Non vorrei avanzare il “regalo di compleanno” per il 4 aprile. Parlando solo di bugie, sorpassano ampiamente la decina. Se, quel giorno lei, non è d’accordo, la prego di dimostrare il contrario.
    Il problema delle uscite di Cuba e la famosa Carta Blanca è complicata. Avevo promesso a Niki di parlare sul fatto però veramente il tempo non è che abbonda. Intenterò farlo in questo post, come risposte anche al Caso Yoani.
    Nel frattempo, invio «la palma e il cerchio», piccola leggenda yorubà. Alcuni mi hanno chiesto a cosa mi riferivo nel passato commento.

  9. Leonardo Mesa dice:

    «La palma e i cerchi»

    Un padre prima di morire lasciò a un figlio un seme di palma e al altro dei cerchi. «Voglio che vi manteniate sempre uniti, in pace e armonia, perciò, a te regalo il seme della palma che dà i frutti del vino e a te i cerchi per costruire i barili per fermentarlo e conservarlo», dice il padre. E aggiunse «Dipenderete uno dal altro. Non ci sarà uno superiore al altro. Siete uguali. Siete fratelli». E morì.
    I fratelli però avevano delle divergenze. Uno, per conto suo, se ne andò alla campagna e buttò il seme di palma. L’altro, per conto suo, fece lo stesso con i cerchi. Ogni uno decise di costruirsi la propria strada.
    Dopo anni capirono che, in effetto, anche se diversi, non potevano fare a meno l’uno del altro. Che se volevano combinare qualcosa lo dovevano fare assieme. Decisero di tornare per il seme e i cerchi.
    La sorpresa arrivò quando si trovarono tutti due sullo stesso posto. I cerchi era stato abbandonato proprio sul posto che era stato abbandonato il seme. Lì, davanti a loro, c’era una maestosa palma cui tronco aveva, a modo di cintura, i cerchi.
    «Io voglio mio cerchio, altrimenti non possiamo costruire i barili per immagazzinare il vino. Tagliamo la palma», dice uno. «Io voglio la mia palma, altrimenti non avremo i frutti per fare il vino. Rompiamo il cerchio», dice l’altro.
    Chi ha ragione? Quale è la soluzione?
    Erano lì a punto e a capo. Collegati per sempre dal cerchio e la palma.

    NB. La leggenda la ho modificato un po’ per renderla più neutrale. Nell’originale, chi pianta il seme è “migliore” di chi butta i cerchio.

  10. Elisabetta Canalis ha detto: “All’Havana è stata un’esperienza divertente e bellissima. I cubani sono buoni, sembra che non conoscano la cattiveria. Non pensavo che Cuba fosse un’isola così”.
    Sti’ cazzi! Glielo diciamo tutti insieme che è una CRETINA?

    Lupi

  11. Leonardo Mesa dice:

    Ebbe, sì.

  12. carlo alberto dice:

    Dove credeva di andare nella jungla amazzonica dove ci sono ancora qualche tribù di tagliatori di teste?
    Grandi culture , queste veline.
    Lupi ,questa volta mi trova d’accordo.
    Carlo Alberto

  13. marcello dice:

    la canalis è una ritardata mentale,ma lo era già prima di queste dichiarazioni su cuba,non capisco perchè lupi se ne accorga solo adesso,egregio gordiano lei mi sembra patologicamente coinvolto da cuba.

  14. giuseppe dice:


    però è un punto di vista, quello della Canalis dico,
    ed in più da parte di ‘genere’ xchè credo parlasse proprio da quello che appare: una bella donna seducente.
    Ricordo che alla mia meravigliosa sposa molti uomini rivolgevan attenzioni e sguardi ma lei nn si è mai sentita offesa, le modalità e l’approccio non ne davan ragione, anzi rimanendo nei limiti risultavan dei bei complimenti, in fondo anche per me.
    Magari la Signora abituata a sentirsi oggetto di approcci aggressivi o banali, violenti o squallidi, mercificati e insipidi, si è sorpresa di come un’intera popolazione abbia una visione della sessualità e del rapporto di genere così paritaria, laica, serena e vitale.
    E magari ha incontrati qualche donna impegnata nella compagna sulla sessualità scoprendo che da qualche parte si parla anche di ciò che la chiesa non vuole…
    Se la canalis rappresenta quella femminilità stereotipata da oggetto sexy è chiaro che Cuba l’ha stupita, qualunque velina nostrana si stupirebbe a vedersi domandare intelligenza, impegno, coerenza, oltre che una sensualità emancipata,,,invece di fare la bambolina usa e getta catalizzando il peggio del pensiero maschile.
    Quale delle nostre “vallette” risponderebbe di no?
    (dispiacerebbe forse a noi maskietti, casomai!)

    g,

  15. patologicamente coinvolto? ho solo il google alert che mi avvisa di ciò che accade intorno a cuba… professionalmente coionvolto, caso mai… ed emotivamente… patologicamente mi pare eccessivo…

    lupi

  16. giuseppe dice:


    intendevo dire che secondo me Canalis non è una cretina, xchè ha un punto di vista e xchè non la conosco,
    in Cuba però una donna può vivere la propria femminilità liberamente correndo meno pericoli che a Roma o Milano, nn conosco i numeri di Cuba ma la percentuale di violenza in Italia riguarda una donna su tre,,, e questo lo diciamo tutti insieme che è bestiale?
    Basta osservare una “Rumba” ed il ballo chiarisce una relazione intelligente, paritaria e divertente tra i generi, voglio pensare che questa sia la condizione delle donne, e degli uomini, delle relazioni tra loro.

    g,

  17. marcello dice:

    a cuba la violenza sulle donne si scatena quotidianamente fra le mura domestiche per via di un maschilismo becero mai sopito.le donne sono oggetto di violenza e mal tutelate.caro giuseppe io sono filo-cubano,ma non sono nè ottuso,nè retorico.smettiamola di dipingere cuba o come un paradiso o come l’inferno,non è nè l’uno,nè l’altro.

  18. Leonardo Mesa dice:

    Marcello, completamente d’accordo: Cuba non è il paradiso che vogliamo né l’inferno che dicono.
    Completamente in disaccordo sulla violenza «quotidiana» verso le donne, perché generalizzate ed esagerato, e sul «maschilismo becero mai sopito», completamente in disaccordo, perché assolutista.

  19. marcello dice:

    amico leonardo,sai benissimo che sono troppe le cubane ad avere storiacce alle spalle fatte di maltrattamenti,comportamenti maneschi da parte dei loro uomini.il fenomeno è diffuso e grave,lo stato ha sempre fatto poco per contenerlo ed è uno dei motivi(non l’unico,ma ne possiamo parlare),per il quale la famiglia a cuba è devastata.
    è chiaro che ,per fortuna, il fenomeno non coinvolge tutta la popolazione.quello che non sopporto sono gli interventi spot da agenzia viaggio tipo “i cubani sono tutti buoni e sorridenti” ;”a cuba si balla dalla mattina alla sera” ecc. ecc

  20. giuseppe dice:


    si, può essere che i numeri siano simili, il machismo è evidente in tutta latinoamerica così come intorno al mediterraneo, è vero ma a me è parso ‘limitato’ ed ho pensato che dopo una 50ina d’anni in cui le donne sono dirigenti politici ed economici, dove la liberazione sessuale e l’emancipazione femminista erano parole d’ordine quanto gli obiettivi più tradizionali della Rivoluzione, dopo un’esperienza di lavoro e militanza paritaria, dopo tutto ciò si poteva pensare sedimentata un’idea di uguaglianza e rispetto…
    Ed è in realtà quello che io ho trovato nella mia esperienza Cubana pur superficialmente e brevemente vissuta…

    Marcello io invece nn sono filo-cubano, sono Comunista e cio prevede pensare all’interezza della persona a prescindere dal genere, x ciò credo che le Comuniste Cubane abbiano profondamente influenzato la Società dopo la Rivoluzione…
    IL ballo c’era già prima, osservi una Rumba come fosse una rappresentazione teatrale,,,
    e poi si, a Cuba si balla, certo e fin da bambini, una Cultura profonda ed atavica lega il popolo Cubano al ballo, alla
    musica, al canto, tanto che lo Stato non ha mai abbandonato questo settore, anzi è parte viva della Rivoluzione, della Cultura Rivoluzionaria e Popolare…

    Cmq so bene che non è il paradiso ma a me basta che da lì sia ripartito ” l’assalto al cielo”.

    Un ultima cosa sulla famiglia Cubana: devastata per i parametri occidentali conteporanei cattolico-popolari, superata invece in un ottica di emancipazione e della liberazione dei rapporti umani.

    g,

  21. marcello dice:

    io a cuba ci ho vissuto a lungo,lì mi sono sposato ed ho un figlio,sono ateo e comunista militante,ma ciò non m’impedisce di indispettirmi davanti ai difetti di un paese che cerco sempre di difendere.la famiglia a cuba è devastata secondo tutti i parametri e spero con affetto che un giorno quel paese getti le zavorre che stanno affondando la rivoluzione,come una burocrazia al limite dell’assurdo,un sistema poliziesco con i suoi idioti in divisa che mortificano i cittadini e la mania di proibire tutto nell’intento ridicolo di proteggersi(?) chissà da quale malefica contaminazione.

  22. giuseppe dice:


    oibò, di questo qui si discute solitamente,
    ma io penso che fare un fascione di cose diverse non aiuti, l’immobilismo burocratico c’entra magari con la disaffezione dei cittadini e l’allontanamento dalle istituzioni, il controllo gerarchico invece con la frustrazione del talento e dell’impegno, la Polizia nei suoi mille aspetti è la trasformazione di un capillare sistema potenzialmente solidale in controllore, ed eventualmente repressone,,, e nn mi pare che a Cuba sia tutto proibito, è sempre una questione di punti di vista, non è mai stato proibito l’aborto o il divorzio ad esempio, non è proibito praticare la propria religione, è vero che la libertà viene limitata ed a volte senza un senso apparente, ma si parla della libertà individuale che è importante e auspicabile nella dimensione di libertà collettiva, di un Paese e di un Popolo, sennò è la libertà dei Liberisti e liberali d’ogni tempo, non la mia.

    Giacchè si parla dalla stessa sponda ti dirò che ho smesso di indispettirmi, non di indignarmi, e cerco di fare dell’analisi lo strumento x comprendere la realtà ed intuire l’evoluzione.
    Sulla famigia arriverà un Yoanipost dove sfogarci…

    Amichevolmente,
    g,

  23. giuseppe dice:


    ancora sulle donne, grazie alla Canalis,
    di nuovo nn mi baso su numeri ma su riflessioni per credere che il percorso d’identità sociale ottenuto dalle donne in una democrazia progressiva come Cuba, dove non si prevede una assoluta mercificazione, ne un asservimento oggettuale, invasivo di tutti gi ambiti della femminilità, nè si sviluppa una de-umanizzazzione dell’intero genere se nn in funzione di ruoli produttivi subordinati, che questo percorso invece preveda altri valori quali una revisione in senso femminista della Storia Sociale, una pari dignità dovuta all’impegno e alla coerenza della persona ed alla fedeltà morale ad un ideale di emancipazione dell’umanità che passa anche dalla liberazione della donna.
    Che questa storia abbia dei risultati mi sembra inevitabile, magari minori delle aspettative, e magari è vero che il degrado della qualità della vita sommato all’alcool porta a episodi di violenza, di uomini su donne, di adulti su giovani, di mazetas su poveri cristi, la violenza del più forte sul più debole.
    Anche se ciò riguardasse una piccola parte della popolazione nion sarebbe trascurabile, è vero, ma…
    La Rivoluzione è dalla parte dei più deboli, dalla contraddizione del Lavoro si arriva a tutte le contraddizioni dello sfruttamento, Cuba affrontandone col Socialismo la prima e madre è cmq un buon passo avanti a noi, moderni europei o americani.

    g,

  24. Leonardo Mesa dice:

    Marcello, il problema sussiste ed è grave e inammissibile. Lo sarebbe, anche se le donne maltrattate, violentate, sottomesse, disprezzate e usata fossero soltanto un paio. Anche una.
    Episodi di questo tipo lasciano segni nella spalla e l’anima che sono difficili di capire se non si vivono. Sono danni – che come ben dici – distruggono la famiglia; e la società tutta.
    Non sono d’accordo con «lo Stato ha sempre fatto poco»: non è vero. Sono d’accordo, invece, in che non ha fatto il sufficiente. Lo provano i deplorabili episodi che sussistono. Episodi che dopo una sostanziale riduzione dagli anni 60, ebbe un’ampia crescita nei 90, soprattutto per l’abbinamento crisi-alcol. Per fortuna, comincia a diminuire. Po’a po’, e non alla velocità che dovrebbe.
    Nonostante sia fermo al novembre del 2001 nel diretto vissuto, intento spiegarmi.
    In una cultura coloniale, razzista e maschilista come quella sviluppata in America Latina (e non solo) non è facile capovolgere in 50 anni quel che si radicò in quasi 500.
    Per eliminare queste vergogne si devono diroccare per primo la (in)cultura e le (in)condizioni che partoriscono i vergognosi risultati. Ci sono tre elementi fondamentali: l’istruzione, l’integrazione e la non dipendenza.
    Secondo gli organismi ONU, Cuba è il paese della Regione che ha fatto di più in materia. L’analfabetismo è praticamente sparito, l’accesso alla radio e la tv e quasi completo, le donne sono quasi la metà dei dirigenti parlamentari, provinciali e comunali, c’è uguaglianza nel salario (per l’Italia è normale, per America Latina no), garanzie di previdenze per maternità, un sistema pre-scolare, un sistema di semi-internato o internato nell’insegnamento speciale (handicap) (90,0% del totale), elementare (42,1%) e la media (82,3%), tasso di disoccupazione femminile del 2%, le donne lavoratrici (molte studiano) sono il 56,7% del totale in età lavorale (14-55 anni, secondo considerazioni internazionali; in Cuba la maggioranza di età è 16 anni). Nel caso degli uomini (dopo levata l’obbligatorietà di lavorare, per richieste dei diritti umani) è 86,0%. Molti studiano, altri sono dei fannulloni. Che vergogna!
    La partecipazione femminile nelle dure faccende dell’agricoltura, silvicoltura, pesca e mine e cantiere e costruzione a differenza di quasi tutti altri paesi della regione – non arriva al 20%; concentrandosi in quei settori meno faticosi dove lo stipendio è più alto. Le donne – a differenza di tutti paesi della regione – rappresentano il 16,6% degli operai, il 60,0% dei tecnici, il 62,3% degli amministrativi e il 29,5% dei dirigenti. Questi ultimo molto basso, però, molto alto rispetto ai paesi della regione.
    Il tutto garantisce un inserimento delle donne e una conseguente indipendenza economica e sociale. Tutti due elementi sono basici per non subire violenze per “necessità”.
    Si aggiunga un tasso di fecondità al livello dei paesi sviluppati e impegno (a tempo pieno) nella crescita dei bimbi fino a 1,5 anni; mentre, nel resto dei paesi della regione può arrivare ai 5, 6 anni, o più. Come la fecondità spesso raddoppia la cubana, si può affermare – senza sbagliare di troppo – che le donne latinoamericane spesso dedicano da un quarto a metà della loro vita adulta a badare (a tempo pieno) i figli; lasciando agli uomini lo sviluppo intellettuale, sociale e il “monopolio” economico.
    Sotto la voce statistica «autolesioni accidentalmente inflitte», spesso si nascondono gravi casi di violenze. Se traduciamo i dati (casi per 100 mila abitanti) di Cuba a percentuali si arriva a uno 0,01%, per un totale di 134 casi nel paese (2006). Resti chiaro, comunque, che anche un solo caso “sfuggito” è inammissibile.
    Non basta eliminare le condizioni che generano violenza e discriminazione verso le donne, a pari passi devono andare il disprezzo e le punizioni.
    Ho letto degli articoli che dicono che Cuba è l’unico paese latinoamericano che non ha una legge per proteggere le donne della violenza. Addirittura, ci sono quelli che danno le fonti che “garantiscono” la veracità. La realtà è altra. Cuba non ha una specifica legge, vero; però, perché la violenza è considerata come tale senza nessuna attenuante. Nessuna. Gli articolisti ed specialisti non dicono che gli altri paesi hanno tardato per stabilire leggi fino al periodo fra il 1989 il 2006; mentre Cuba prevedeva e condannava la violenza dal 1961; al meno, 30 anni prima. 30 anni!

  25. Leonardo Mesa dice:


    Se la fretta in denigrare a Cuba non gli avrebbe impedito dedicarli tempo alle leggi degli altri paesi, avrebbero capito da subito che il problema è trattato spesso in modo indipendente perché considerato con delle attenuanti (!) e in molti casi solo in apparenze.
    Le leggi sono molto diverse. Nei peggio dei casi – secondo ISIS Internacional – in Bolivia si rischiano fino 4 giorni di reclusione, in Cile fino a 2 mesi, Venezuela fino a 6 mesi, in Honduras (se ripetitivo) da 3 a 12 mesi, Panama da 6 a 12 mesi; mentre, in Nicaragua (che eredita delle disposizioni dal Sandinismo) fino a 6 anni più multa, in Repubblica Dominicana fino a 10 anni, e Porto Rico fino a 3 anni di reclusione o 15 in caso di violenza sessuale coniugale (che si allinea al codice USA). In Ecuador prevede solo indennizzo, in Guatemala, se la violenza familiare diventa delitto (!?), si applica il codice penale, in Messico solo sanzioni amministrative. Perù prevede la sospensione della coabitazione e proibizione di visita. Costa Rica, El Salvador, Paraguay non prevedono sanzioni.
    In Cuba è – a differenza degli altri paesi della regione – è aggravante (articolo 53) commettere il delitto «per crudeltà», con «la partecipazione [o su] minori», approfittando della «fiducia», dell’«impossibilità di difesa da parte della vittima [ossia le donne, anziani e bimbi], la dipendenza o la subordinazione di questa all’offensore», della parentela «fino al quarto grado di consanguineità, se contra la vita, l’integrità corporale, il normale sviluppo delle relazioni sessuali, la famiglia, l’infanzia e gioventù»; approfittando dell’«amicizia o affetto intimo» o sotto «gli effetti d’alcolici».
    Marcello, a tutto questo, che è l’istituzionale e legalmente stabilito, si deve sommare la vergogna (ingiusta però spiegabile) che spesso che sentono le vittime. La maggioranza dei fatti non denunciati non obbediscono al timore per le ritorsioni se non per la “vergogna” di essere state vittima. Un po’ (salvando le distanze) come accade con molte violenze sessuali. Penso che proprio qua sia dove Cuba a fatto meno: nel lottare perché la vergogna appartenga all’aggressore e non alle vittime. Secondo me, qua è dove meno si è fatto; anche se si è fatto.

  26. Leonardo Mesa dice:

    Ad altro. Ricordate il 2003, la Primavera Nera, le sanzioni dell’UE? Bene. Nello stesso anno, in Messico – secondo la Commissione Speciale contro il Femmicidio – sono state ammassate, una bambina o una donna, al ritmo di 4 al giorno. Più di 1.200 all’anno! Avete sentito parlare?
    Proprio questa insistenza su Cuba – che ha obbiettivi politici e poco che vedere con i diritti – e quel che mi fa difenderla a spada scoperta. E credetemi non lo fascio solo per Cuba, lo fascio anche per i miliardi che vedono violentati ogni giorni suoi diritti e sono dimenticati dagli interessi politici e economici che guidano i media. Proprio quelli media che di tanto assicurare che sono neutrali e indipendenti noi gli abbiamo creduto. Nessun media è indipendente e neutrale.

    E saltando di palo in fiasco, sapete che fino al 1997 in Ecuador l’omosessualità costituiva delitto? Eh… di tanto fissare Cuba ci sono scapati dei “dettagli”.

    E saltando a Yoani. Dal 1996 l’ONU dichiarò il 25 novembre il Giorno Internazionale delle Violenze contro le Donne, che darebbe inizio a delle attività fino al 10 dicembre Giorno Internazionale dei Diritti Umani. Questo anno in Cuba si sono effettuati vari collochi discussioni, incontro, mostre. E Yoani, che è la «voce di Cuba» (non è un riferimento particolare a Lupi, altri dicono lo stesso) cosa ci ha detto? Ricordate l’incontro e dopo lo scontro con Mariela Castro? Bene, solo questo. Yoani non è riuscita a vedere altro. Forse in qui giorni non portava gli occhiali rosa senon quelli neri, quelli di vetrocemento, che non disgustano a miamensi.
    Non voglio assolutamente che nessuno lasci di vedere, parlare, criticare, condannare, discutere e proporre per risolvere i problemi di Cuba; vorrei che nell’affanno opportunistico di demeritare Cuba non ci dimentichino degli altri paesi. Per i nostri fratelli!

    Ringrazio la Canalis. Non perché sia d’accordo con la sua parziale visione, ottenuta in pochi giorni e dal palcoscenico fotografico, se non perché ci ha fatto parlare delle donne.
    Poi, Carlos Carralero ha raccontato delle “enormi” (anche se in senso contrario) e nessuno li ha detto «cretino». A lui, che a differenza della Canalis, bellino (sic) non è.

  27. Leonardo Mesa dice:

    Ho un’esperienza personale: mio zio. Un castrista che mai è riuscito a essere militante del Partito per avere picchiato (spesso) sua moglie. Senza grosse conseguenze, però picchiato. Stronzo!
    Ricordo da piccolo che mio padre più di una volta lo ha disteso con l’approvazione di tutta la famiglia; nonostante, tutti erano in disaccordo in denunciarlo, nonostante tutti nel vicinato la sapevano. «La famiglia non può passare per questa vergogna», dicevano. Finché mio padre non “ubbidì”. E li costò.
    La mia famiglia materna era appesantita di un antecedente nella famiglia: mio nonno.
    Alfonso era uno spagnolo sbarcato pensando di essere il capo del mondo. Sposò la figlia della commerciante più importante e ricca di un paesino, a 50 km della capitale. Sposò la maestra del paesino, una santa. Mio nonno era di quelli che gli piaceva (assai) fare l’amore con le donne nere. Non so se consensuale, obbligando o approfittando della sua posizione. «Sono delle bombe», diceva. Il fatto, però, è che fu uno dei massoni (lui era Luminare massone) che non voleva che accanto della nostra casa si fondassi l’Associazione dei Negri (fino al 1958 i neri non potevano entrare negli altri tre club dei bianchi nel mio paesino). Nella “bella” Cuba prima della Rivoluzione! Ipocrita mio nonno e tutti gli altri bianchi.
    Mio zio era il figlio maggiore e come tale doveva “ereditare” tutto dal padre, anche il disprezzo verso le donne. Anche la violenza. «Quando arrivi a casa picchia la tua moglie, se non ha fatto niente, fallo lo stesso per quando lo farà. E se non lo fa, lo merita lo stesso», diceva mio nono.
    Non pensate voi che mio nonno fosse il mostro del villaggio. No. Addirittura, era considerato dai coloni e i massoni un «pericoloso rivoluzionario»: lui lasciava che sua moglie lavorasse. Un’idea “comunista” non accettata a quella epoca.
    Ho visto a mia madre non versare una lacrima quando lui è morto; mentre affogare in lacrime quando arrivò il momento al suo fratello di lui. Lo capì molti anni dopo.
    Dalla parte materna ci furono, oltre la mia madre, altri tre fratelli bianchissimi, non ho idea quanti zii mulatti (o neri)avrò. Figli del razzista del mio nonno.
    Sono così disgustato di questa “eredità” che un giorno, nelle mie scorrerie giovanili, una donna, in messo dei giochi intimi, mi intimò dicendomi «picchiami, picchiami», e io sono diventato piccolo piccolo. E non solo io! Me ne sono andato.

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